E' tutta la vita che mi sento prigioniera, prigioniera di un corpo che non mi appartiene, stretto tanto da non permettere il respiro, nonostante stretto non sia.
No, questo corpo non è il mio!
E mentre gli altri mi guardano, giudicano, ridono, solo io posso sapere quanto faccia male rifugiarsi nel cibo, odirare quel cibo e il proprio involucro, tanto da renderlo martire di mille lame affilate che, lente e crudeli, seguono l'indirizzo delle mie mani, scavano solchi profondi nella carne, quella stessa carne che brucia e che amo veder bruciare, rossa di sangue.
Eppure nessuno se ne accorge, puntano il dito, giudicano.
Non sanno accettarmi, eppure dicono di amarmi e che io dovrei amarmi a mia volta.
Ma come faccio ad amarmi, incatenata come sono, prigioniera senza via di fuga, se nessuno mi insegna l'Amore?

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